Valeria Antares

GENERALITA’

Nome:Valeria Antares

Libri di Apparizione:Xipe.

Razza:Umana

Luogo di nascita:Eurota, Lakonia

Età (Alla prima apparizione):28

Status Attuale:

ASPETTO FISICO

E’ una donna alta un metro e settanta, con gli occhi color ambra e i capelli neri e lunghi mossi appena sotto le spalle, il volto è ovale con un naso regolare, la bocca è piuttosto piccola e carnosa ha un fisico armonioso con il seno abbondante senza essere eccessivo.

CARATTERE:Ha abbandonato il suo pianeta per unirsi alle forze regolari imperiali, mettendosi così in contrasto con suo padre e con il resto della comunità lakoniana, tuttavia si sente ancora profondamente legata alle tradizioni del suo pianeta. Caratterialmente è una donna pronta a mettere in gioco se stessa per quello in cui crede, tiene molto al benessere dei suoi uomini.

CARRIERA

Lavoro:Comandante della 2a Compagnia del 112° Reggimento Fucilieri

Istruzione:Accademia Militare. Scuola di fanteria

BACKGROUND

Famiglia:Diomedes (Padre)Brasida (nonno+)Ermione (madre+) Agide (fratello+)

Amici:Jeanne Marchand, Pjotr Pavlov

Rapporti sentimentali:John Hunt

VITA PASSATA.

Nasce su Lakonia da una famiglia legata alle tradizioni planetarie, è la secondogenita di Diomedes Antares capo dell’Omonimo Clan stanziato nella valle del fiume Eurota. Ha un infanzia normale secondo i canoni Lakoniani, a 6 anni inizia a dormire fuori all’aperto nelle sere d’estate e ad imparare i primi rudimenti del combattimento. A 13 anni viene promessa in sposa a Dienekes Losterman, figlio primogenito di un ricco clan vicino. Due anni dopo all’inizio della guerra contro i ralt suo fratello Agide muore in combattimento, con il Primo Lakoniano. A 18 anni dopo un litigio con il padre abbandona Lakonia ed entra nell’accademia imperiale decidendo di far parte delle unità regolari dell’Impero e non di quelle lakoniane. Si diploma con lode e viene assegnata al 112° Reggimento Fucilieri della 4a Divisione Corazzata.

Star Wars Episodio VIII:L’ultimo Jedi

Un buongiorno a tutti voi, ho deciso di scrivere una recensione all’ultimo film di Star Wars, vuoi perchè sembra essere diventato il nuovo sport nazionale, vuoi perchè da fan della saga non penso di potermi completamente esimere, la recensione conterrà SPOILER quindi proseguite a vostro rischio e pericolo.
Premessa per chi non mi conosce, Star Wars è la mia saga preferita cosa che mi ha portato negli anni a fare parte della 501st Italica Garrison, e in tempi oramai lontani a far parte del team di gestione di un Gioco di Narrazione, da quella esperienza anni dopo per vie traverse è nato l’Equinozio di Xipe.
Ho letto molte recensioni in questi ultimi giorni positive e negative, io per parte mia ho voluto aspettare di averlo visto per la terza volta, prima di pronunciarmi definitivamente. Ammetto candidamente che la prima volta non mi è piaciuto, sono convinto che fosse dovuto anche al fatto che complice la delusione di EVII sono entrato in sala già con la convinzione che non mi sarebbe piaciuto per cui ho visto solamente i difetti (molti) e non i pregi (pochi). Alla terza visione il giudizio si è un po modificato, MA a patto che ci si dimentichi degli altri sei film che formano la saga.

 

A mio modesto parere questo film soffre di due sindromi che potremmo chiamare quella dei GUARDIANI DELLA GALASSIA, e quella di STAR TREK (versione J.J. ABRAMS).
La sindrome de i guardiani della galassia è rappresentata dalle battute dal livello di comicità a volte demenziale che raggiunge picchi esagerati, è una sindrome pericolosa visto che deborda in luoghi dove non dovrebbe albergare, vedi Thor Ragnarock, attenzione non che Star Wars non fosse pieno di battute e momenti divertenti anche messi un po a casaccio (diventeremo tutti magrissimi: Han nel compattatore) ma avevano comunque un senso, qui le battute sembrano infilate a caso, più per cercare il risolino facile, con l’eccezione di quella di Luke con la foglia mentre spiega la Forza, i Porg sono gli esseri più odiosi dell’intero universo starwarsiano scalzando ampiamente ewok e udite udite Jar JAr perchè se non altro questi una funzione nella storia l’avevano, i Porg assolutamente no.

La Sindrome di Star Trek, è la voglia mica tanto nascosta di volere fare piazza pulita con il passato, se li Abrams cancellava allegramente tutta la timeline di Star Trek, qui il mantra è “abbandoniamo il passato” ripetuto un paio di volte da Kylo Ren, basta Jedi, basta Sith, immagine esemplificata dall’incendio dell’albero, di cui però il dialogo con Yoda rimane probabilmente la parte più alta del film. Mi permetto una piccola digressione, l’olocausto dell’albero sacro dei Jedi sembra tanto figlia del nostro tempo in cui si abbattono statue “scomode” per motivi politicamente corretti, ecco l’incendio di quell’albero è un modo semplice di voler metaforicamente cancellare l’intero passato starwarsiano. Sono alquanto convinto che la trilogia dei sequel, sia più che altro un tentativo mascherato di remake, ipotesi che il ripetersi di situazioni già viste non fa che confermare, che sa stata portata avanti in questo modo proprio vista l’impossibilità di realizzare un remake vero e proprio, così si è in pratica proceduto a reimagginare l’intero universo, rinnovandolo almeno in parte graficamente ammantandolo di un sequenzialità che sembra alquanto forzata.

 

Dal punto di vista tecnico non c’è nulla da dire, la regia è ottima ti tiene li per le due ore e mezza del film, la scena dell’esplosione della nave di Snoke è spettacolare, stessa cosa per sonoro, scenografia, nulla da dire, i problemi sono altrove e sono alla base, ovvero nella storia di per se. Nonostante ciò sono riuscito a trovare degli spunti interessanti,naturalmente assai poco sfruttati che tuttavia gettano una nuova luce all’universo di SW: Esistono i disertori anche fra i ribelli, Rose lo dice chiaramente “ho stordito tre persone che volevano disertare ” negli altri film lo spirito di sacrificio e dedizione dei ribelli e’ totale sono disposti a farsi massacrare sul posto per la causa, qui no, questo avrebbe meritato qualche parola in più. I mercanti d’armi che vendono materiale bellico ad entrambe le fazioni, altro elemento interessante che avrebbe meritato uno sviluppo migliore, chi ha interesse che la guerra prosegua? Hanno contribuito alla creazione del primo ordine? domande senza risposta, Infine il costo della guerra, le perdite, la frase con cui Leia rinfaccia a POe la morte dei piloti è da manuale. Ma adesso due parole sui personaggi.

 

LUKE e LEIA: I gemelli Skywalker sono probabilmente i personaggi migliori del film, lui comprensibilmente disilluso, dopo che ha visto il suo mondo crollargli addosso, e altrettanto comprensibilmente terrorizzato all’idea che se addestra qualcun altro possa diventare come Ben Solo, bellissima la morte di Luke con la musica di Binary Sunset e i due soli sullo sfondo, una delle poche scene che mi hanno emozionato fin dalla prima visione. Leia in versione matrona tiene in piedi una ribellione che sembra sul punto di sfasciarsi (complice anche un Poe alquanto anarchico).  Scena alla Mary Poppins a parte ovviamente che è insensata e irritante.

Rey : Vagamente sottotono, la sua storiellina è alquanto standard, continua a sfuggirmi il senso dei dialoghi con Kylo Ren (unica funzione quella di dare a Rey la speranza di redimerlo e replicare la scena di EVI) Avrà il compito di ricreare l’ordine Jedi dopo un corso di tre giorni e tre lezioni, auguri.

Kylo Ren: Se non altri si è tolto la maschera e ha smesso di scimmiottare Vader, iroso, più complesso che nel primo, rimane tuttavia alquanto enigmatico, e continua a non convincere pienamente come cattivo, da rivedere.

Finn e Rose: Da coprotagonista del primo a comparsa di questo, la sua storyline, inutile e che avrebbe potuto avere conseguenze letali per la ribellione, è però la parte più fresca di questo film, con gli spunti interessanti detti più sopra, sospetto che il marketing della Disney abbia stabilito che la coppia interrazziale Orientale-Africano, funzioni meglio che quella Caucasico-Africano.

Poe: Ha più spazio che nel primo film, in cui la sua utilità terminava con la fuga con Finn, e mal gliene incoglie, uomo dal grilletto facile, lo è per davvero, il suo senso di disciplina è pari a zero, per un risultato di prestigio rischia di fare distruggere la nave che rappresenta l’intera resistenza, e non contento una volta degradato,ci riprova mettendo in piedi una missione segreta, senza comunicare nulla ai suoi superiori, appare evidente che sarà lui a guidare la ribellione nel prossimo film, vincerà ma solo perchè i suoi nemici sono più stupidi di lui.

Hux, Phasma e Snoke: L’Universo di Guerre Stellari non ha mai brillato particolarmente per la genialità delle tattiche di combattimento o per l’abilità dei suoi comandanti. Hux raggiunge però delle vette di incompetenza francamente imbarazzanti e viene da chiedersi dove abbia preso i gradi, forse nelle patatine? Il Generale Pringles all’inizio si fa incartare in un assurdo scambio di battute di bassa lega con Poe invece di spazzarlo via dal cielo immediatamente, il comandante della Dreadnaught, lascia alquanto intendere che il ritardo nel lancio dei caccia di copertura sia sua, di conseguenza la perdita della nave ricade sotto la sua responsabilità.Non Contento pur avendo a disposizione sei Star Destroyer oltre che alla nave di Snoke, quindi diverse migliaia di TIE pronti all’uso, non li scaglia contro le navi ribelli oramai in difficoltà e PRIVE DI SUPPORTO DAI LORO CACCIA dopo che Kylo ha imitato il nonno sparando due siluri dritti nell’hangar principale, perchè non può fornirgli copertura. Ora dal momento che quelle sono le ultime navi ribelli, e tolte via quelle la guerra finirebbe, e tenuto conto che l’Impero non ha mai dimostrato un particolare interesse nelle perdite umane e materiali, al diavolo la copertura, buttagli contro tutto quello che hai, mal che vada distruggi i motori e li finisci a cannonate invece di passare 16 ore a fare il tiro al bersaglio. Il nostro generale Pringles infine non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi di fare convergere altre navi facendole saltare DAVANTI la flotta nemica, che sta viaggiando su una rotta ben definita e a velocità costante, cosa che renderebbe alquanto facile calcolare dove fare arrivare le nuove navi. Infine Pringles scatena tutta la forza aerea rimasta  nelle terga del Millennium Falcon lasciando le truppe di terra senza copertura, un genio. Vader lo avrebbe strangolato all’inizio del film. Phasma, personaggio inutile come sprecare una brava attrice. Snoke, boh sembrava l’emulo dell’imperatore muore da stupido, lasciandoci nell’ignoranza di chi è da dove viene, il fatto che anche di Palpatine non si sapeva nulla non regge perchè all’epoca c’erano solo i film e solo quelli a fare da riferimento, non storie su storie e un universo coerente. Mah.

In conclusione Episodio VIII si pone un gradino sopra il suo predecessore guadagnando il penultimo posto nella classifica dei film di SW (e ci riesce solo perchè ha tratti ha mostrato cenni di originalità che mancava completamente a EVII) ma siamo lontani anni luce da Rogue One che rimane il miglior film di SW degli ultimi vent’anni.

Punteggio 5 su 10

 

 

John Hunt

GENERALITA’

Nome:John Hunt

Libri di Apparizione:Xipe.

Razza:Umana

Luogo di nascita:Nuova Akragas, Adranos

Età (Alla prima apparizione):27

ASPETTO FISICO: E’ un uomo alto un metro e 85, con capelli neri tagliati corti e occhi castano scuro, ha una corporatura media, non particolarmente muscolosa.

CARATTERE:E’ un’uomo dal carattere riflessivo, pacato. Onesto e Leale, tendenzialmente diffidente e di carattere chiuso con chi non lo conosce.Nasconde una poca fiducia in se stesso, e nelle sue capacità.

CARRIERA:

Lavoro:Comandante  del 4° Squadrone del 262° Reggimento Corazzato.

Istruzione: Accademia dell’esercito, scuola carristi.

BACKGROUND

Famiglia:Peter (Padre+) Viola (Madre) Sofia (Sorella) Giulia (Sorella) Marta (Sorella)

Amici:Jeanne Marchand, Pjotr Pavlov, Elizabeth Sharpe

Rapporti sentimentali:Valeria Antares

VITA PASSATA.

Nato nel 492 DPI su Adranos, è l’ultimogenito della famiglia, cresce in un ambiente sereno fino a quando a 8 anni di età il padre muore in circostanze mai del tutto chiarite. A 18 anni riesce ad entrare all’accademia Militare da cui esce con il grado di sottotenente tre anni dopo. Partecipa a diverse missioni di guerra su diversi mondi.

Xipe

 

Nome:Xipe
Affiliazione:Imperiale
Status Attuale:Sotto occupazione Ralt

INFORMAZIONI ASTROGRAFRICHE

Settore: 75
Posizione nel Sistema Stellare: 4° Pianeta
Lune: Totec.
Distanza dalla Terra: 52 anni luce
Periodo di Rotazione: 427 giorni
Classe: Terrestre
Diametro Equatoriale:15.282 km
Atmosfera:Respirabile 22% Ossigeno 72% Azoto
Popolazione:1,5 miliardi (prima dell’Invasione Ralt)
Superficie ricoperta dall’acqua: 60%

Descrizione fisica:Il Pianeta ha tre massi continentali che si sviluppano quasi parallele in direzione est ovest, di cui due abitabili e una polare circondate da mari. Il continente settentrionale è chiamato Nahuatlia mentre il meridionale Teuctinia. Nell’oceano orientale si trovano le due grandi isole di Tizoc e Motecuzoma. Il Continente di Nahuatlia è occupato quasi interamente da una vasta area pianeggiate delimitata ad est dalla catena montuosa dei Tlaxcali e a ovest da quella dei Tehuatechi. La pianura è solcata da diversi fiumi che scorrono principalmente da nord a sud, il più importante dei quali è il fiume Nod che nasce dal lago Tehotihuacan per poi sfociare con un estuario al mare non lontano dall’isola di Milacas. Altri fiumi importanti sono il Mesili, e il Vesoni.
Teuctinia, ha un orografia più varia ed è divsa in due dalla catena montuosa dei Texcalipoca, a nord del quale si trova il deserto di Quetzal.

Flora e Fauna: Xipe è un pianeta dalla fauna ricca e varia, con una natura rigogliosa e a causa della sottopopolazione vaste aree specie di Teuctinia sono praticamente incontaminate. Gli animali principali sono gli Hansen, che gli umani hanno imparato ad allevare per la carne, i turangidi, rettili aquatici che popolano sopratutto il fiume Nod, il tribolo xipiano,un rettile tripode dal corpo coperto di piumee occhi indipendent, il miser, un piccolo roditore, e il gatto xipiano. Il principale predatore del pianeta è il Malister, un grosso uccello bibede con il becco pieno di denti affilati A queste specie si sono aggiunte diverse specie importate dagli umani quali, mucche e altri animali da pascolo e cani e gatti. La flora è anch’essa varia con diverse migliaia di piante tra cui gli alberi Sert, che sono piuttosto ricercati dall’industria imperiale per i mobili.

Cenni Storici: Xipe è stato il 75° pianeta ad essere stato incorporato nell’Impero. Viene scoperto nel 447 DPI poco tempo prima che il Consiglio di Reggenza decretasse il blocco dell’esplorazione spaziale. Tuttavia le evidenze archeologiche, sopratutto sull’isola di Micalas, hanno evidenziato l’esistenza di una civiltà pre esistente con la scoperta di resti di edifici di grosse dimensioni in pietra gialla, non è stata trovata alcuna traccia di linguaggio o altri manufatti, per cui al momento di questa misteriosa civiltà si ignora persino il nome.Dato il clima favorevole, e la particolare fertilità del suolo, il pianeta viene colonizzato rapidamente e al momento dell’Invasione Ralt ha raggiunto una popolazione di 1,5 miliardi di umani, concentrati per lo più nel continente di Nahuatlia. L’economia planetaria si basa essenzialmente sull’agricoltura con pochi impianti industriali dedicati per lo più alla lavorazione di prodotti alimentari concentrati attorno alla capitale Asimov.

Suddivisioni Amministrative: Il Pianeta segue a sistemazione amministrativa standard imperiale, ed è diviso in 32 prefetture la cui suddivisione è stabilita in base alla popolazione. Le principali sono quella di Asimov e quella di Milacas. Ogni prefettura è poi suddivisa in un numero variabile di distretti, che vanno dagli 12 di Milacas ai 27 di Tizoc.

Centri Principali: Data la Colonizzazione relativamente recente il pianeta ha solo due centri principali. Asimov la capitale e centro amministrativo con una popolazione di circa due milioni di persone è la città più popolosa, e Vissosta sull’isola di Milacas con una popolazione di circa un milione di abitanti. Le altre capitali prefettizie hanno tutte meno di 100.000 abitanti. Il resto della popolazione vivono sparsi in migliaia di piccoli centri o in fattorie agricole.

Alexandra Cross

GENERALITA’

Nome:Alexandra Cross

Libri di Apparizione:Xipe.

Razza:Umana

Luogo di nascita:Nimua, Ishtar

Età (Alla prima apparizione):35

ASPETTO FISICO:E’ una donna alta un metro e settanta con i capelli biondi lunghi di solito chiusi in una treccia, e gli occhi azzurri. Le labbra sottili. Il fisico è snello.

CARATTERE:E’ una donna determinata, che cerca sempre di dare il meglio di sé in tutte le situazioni, sente su di sé il peso della responsabilità delle migliaia di vite che compongono il suo equipaggio. Essendo il suo primo comando importante è disposta ad ascoltare i consigli di coloro che hanno più esperienza di lei, fermo restando l’importanza che da al suo ruolo di capitano.

CARRIERA:

Lavoro:Comandante dell’Incrociatore ISS Indomitable

Istruzione: Accademia della Flotta, specialista artiglieria.

BACKGROUND

Famiglia:Gabriel Cross (padre), Gertrud Somerson (madre), Gunnar Cross (fratello).

Amici:Diego de La Serna

Rapporti sentimentali:Russell Avery (marito)

VITA PASSATA.

Nasce nel 482 DPI su Ishtar, il padre è un ufficiale della flotta in servizio presso il comando di settore. Cresce con la convinzione di entrare nella flotta e seguire le orme paterne. A 18 anni supera brillantemente il test di ingresso all’Accademia, e viene assegnata alla sede di Sarasvathi, dove incontra Russell Avery e Diego de la Serna. E’ uno studente nella media con spiccate doti fisiche, vince per due volte il campionato interaccademico di nuoto. Diplomatasi nel 504 DPI come 127a su 452 studenti del suo corso, viene assegnata alla Corvetta Petropavlovsk con il grado di guardiamarina specialista in artiglieria, partecipa alle prime battaglie della guerra contro i ralt iniziata proprio quell’anno. Nel 506 DPI durante una licenza sposa Russell Avery, e nello stesso anno viene promossa tenente di vascello e assegnata alla Fregata Vulture, dove rimarrà per i successivi nove anni, fino ad assumerne il comando. Russell, al comando della sua nave viene catturato dai Ralt e rimane nelle loro mani per sei mesi, prima che venga organizzata una squadra di soccorso, per il cui comando si offre la stessa Alexandra. 

Maria

L’acqua scrosciava con forza sulle pietre, scivolando sui fianchi rocciosi per poi abbeverare l’erba e il terreno, attraversando le fenditure più in basso e infiltrandosi tra le rocce seguendo percorsi microscopici, ma vecchi di migliaia di anni, e infine – impiegando più tempo di quello che c’era voluto per scendere dal cielo – sbucare in una vasta cavità sotterranea, e cadere con un tocco sonoro sulle spalle di una ragazza, che nemmeno se ne accorgeva.
Era giovane, si vedeva, non poteva avere più di sedici anni, i capelli neri e lunghi sporchi di terra e di fango raccolti in una coda, il volto affilato di chi mangia poco, e un fisico irrobustito dalla vita all’aria aperta, sempre in fuga.
Era piegata sulle gambe davanti a un piccolo mucchio di legna e stava armeggiando con la cella di energia di un vecchio fucile al plasma. Le dita sottili si muovevano agili, con estrema attenzione, era evidente che sapeva quello che stava facendo. Teneva la lingua fuori su un lato della bocca, cosa che le dava un’aria particolarmente infantile. Improvvisamente una piccola scintilla emerse da un lato della cella, e con un lampo la legna si incendiò facendola quasi cadere all’indietro per la sorpresa, per poi emettere un mugolio soddisfatto e allungare le mani sul fuoco. «Ce l’hai fatta Maria…»
Disse una voce nell’oscurità.
« Ne dubitavi?» Replicò la ragazzina con un sorriso allegro.
Ombre emersero dal buio, una decina, ognuna con un bastone di legno, volti terrei, scavati, tratti che luce del fuoco non faceva che allungare. Barbe sporche e vestiti che oramai avevano smesso da tempo di pulirsi da soli, in silenzio si avvicinarono e uno alla volta allungarono i loro bastoni che presero immediatamente fuoco. Poco alla volta la luce si estese a tutta la vasta caverna, rivelando colonne di roccia salmastra che l’acqua aveva formato nel corso dei millenni.
Maria le guardò distrattamente, oramai le conosceva tutte, quando era una bambina, nei primi tempi, ci aveva giocato attorno, aveva inventato storie fantastiche di principesse e castelli fatati, quello era il suo regno, il suo orsetto Miloù il suo fedele primo ministro, e Jack e Pedro, i suoi sudditi. Ma adesso era cresciuta, non era più una bambina, anche se non sapeva esattamente quanti anni avesse. Miloù era laggiù da qualche parte, in un pozzo profondo in cui l’aveva gettato l’anno prima, quando aveva ucciso per la prima volta. Era stato un gesto impulsivo, forse per dimostrare che era grande, e che non aveva più bisogno di lui. Ma adesso ne sentiva la mancanza, e in certe notti se lo immaginava laggiù in fondo, da solo, che si attivava e la chiamava, e allora le si stringeva il cuore e si sentiva un’ingrata, una stupida ingrata che aveva gettato il suo amico nell’oscurità. Un paio di volte aveva pensato di scendere la sotto, ma non sapeva come fare, avrebbe avuto bisogno di un levitatore personale, cosa che ovviamente non aveva, e dubitava che qualcuno degli altri l’avrebbe aiutata.
Jack e Pedro di sicuro lo avrebbero fatto, ma erano morti, uccisi da un gruppo di collaborazionisti.
Un’ ombra calò su di lei, e spinta forse da quei pensieri istintivamente cercò la pistola che portava infilata nei pantaloni.
«Sono io piccola…» Disse la stesse voce che aveva parlato dall’oscurità e che apparteneva ad un uomo alto, con dei radi capelli grigi. Se fosse stata ancora quella bambina che giocava ai reami fatati, il suo volto l’avrebbe spaventata: era orribilmente deformato da una cicatrice che gli attraversava metà della faccia, passando di traverso sull’occhio sinistro, mentre l’altro, l’unico che rimaneva, era di un verde intenso. Maria si rilassò, mentre l’uomo sfigurato si lasciava cadere accanto a lei. Aveva in mano un sacco realizzato con una vecchia giacca, la giacca di Pedro, pensò cupamente. Senza dire una parola lo aprì e ne estrasse un grosso animale dalla pelliccia grigia, il naso schiacciato, e una spessa coda bianca.
«Ti ho portato la cena.»
Specificò l’uomo con un sorriso dolente.
Maria fissò l’animale, un urtek, e in qualche modo riuscì a nascondere il suo disgusto. Erano giorni che non mangiavano altro, e quei cosi sapevano di merda aromatizzata al vomito. Erano settimane che non riuscivano a mettere le mani su nessuno dei vecchi depositi Imperiali o alle scorte dei collaborazionisti, e la scelta del menù era di conseguenza alquanto limitata.
«Mi spiace, vorrei poterti offrire di meglio…»
Disse l’uomo scuotendo la testa. Maria non rispose, allungò la mano e afferrò l’animale, estrasse il coltello che aveva infilato nello stivale e iniziò lentamente a scuoiarlo.
Ricordava vagamente che c’era stato un tempo, prima dell’invasione, in cui il loro cuoco automatico le preparava tutto quello che voleva, e ogni tanto si trovava a ripensare alle verdure che lei si rifiutava sempre di mangiare e a suo padre che le allungava di nascosto qualche dolcetto, senza farsi vedere dalla mamma, dandole sempre un piccolo buffetto sul naso. Ricordi, ecco tutto quello che aveva. Rimpianti, perché i suoi genitori erano morti, uccisi da una banda di collaborazionisti che era entrata in casa loro in cerca di chissà cosa, e avevano massacrato la sua famiglia. Sua madre era riuscita a nasconderla in un piccolo stanzino della cantina, e l’ultima cosa che le aveva detto, era stata.
«Fai silenzio tesoro, qualunque cosa succeda, fai silenzio.»
E lei lo aveva fatto. Quegli esseri, perché Maria faticava a considerarli umani, li avevano trascinati di sotto, e lei, attraverso il passaggio per i droni delle consegne di suo padre, aveva visto tutto.
Quelle urla, i pianti, e gli occhi di sua madre puntati verso di lei mentre veniva violentata, l’avrebbero tormentata per sempre.
Era rimasta chiusa in quello sgabuzzino per ore, o forse di più, con Miloù stretto fra le braccia, fino a quando quello stesso uomo che aveva accanto non l’aveva trovata, anche se all’epoca di occhi ne aveva due.
«Piove ancora eh…»
Constatò l’uomo spostandosi leggermente per evitare una goccia che gli cadeva sulla testa.
«In questa stagione piove sempre…»Replicò lei in tono piatto, mentre tirava via le budella dall’urtek.
«E’ strano come sono proprio le cose più semplici che ti mancano, la regolarità del controllo climatico, il sapere sempre quando piove o c’è il sole…»
«Se senti Bernard ti dirà che lui sa sempre quando piove o meno, perché gli fa male un ginocchio…»
Rispose con un sorriso, cosa che provocò una risata, risata che si spense cupamente.
«Questo tempo però non aiuta il morale. Laggiù alcuni stanno pensando di arrendersi…»
Maria si bloccò, la punta della lama che gocciolava di sangue, rimase lì a guardare il fuoco che scoppiettava davanti a lei.
«Arrendersi? Ai ralt? E magari unirsi a loro?»
Sibilò rabbiosa.
« Sono stanchi Maria, stanchi di questa vita, e stanchi di sperare in qualcosa che forse non arriverà mai.»
Maria tranciò di netto la testa dell’urtek con il coltello e la gettò nel fuoco. La osservò consumarsi e bruciare.
«Non giustificarli Lehner. Dimmi chi sono che ci penso io…»
Lui la guardò e sospirò. Probabilmente pensava che fosse solo una stupida ragazzina.
«Non biasimarli, non sappiamo nulla della guerra, per quello che ne sappiamo, l’Impero ha perso e gli altri pianeti sono stati occupati dai ralt.»
Maria si girò lentamente e lo guardò nel suo unico occhio buono. Non le importava nulla dell’Impero, della terra e degli altri ottanta mondi che lo formavano, li avevano abbandonati, dopo che sette anni prima i ralt avevano occupato Xipe. Certo, avevano fatto un patetico tentativo di sbarco, ma erano stati sconfitti, quindi valevano meno di niente.
«Non starai pensando anche tu di arrenderti vero?»
Sibilò agitandogli il pugnale davanti all’occhio. Lehner non fece una piega, limitandosi a scuotere la testa.
«Certo che no, preferisco morire libero, ho visto che cosa fanno ai prigionieri…»
«Bene, che gli altri vadano pure via allora, rimarremo io e te.»
Disse lei posando il coltello e infilando l’urtek oramai scuoiato e pulito su un bastone di legno, per poi metterlo sul fuoco. Il grasso della carne iniziò quasi subito a sfrigolare emettendo un nauseabondo odore di marcio. Lehner le mise una mano sulla spalla e le disse mestamente.
«Vorrei poterti offrire di meglio di una morte del genere, hai una vita intera davanti.»
Lei si morse un labbro, ma non rispose. Non conosceva altra vita che quella. Il passato, la casa, i suoi genitori, le feste di compleanno, l’olovisore, non erano altro che schegge di un passato spezzato, ed impossibili da ricomporre.
Un’altra figura emerse dall’oscurità, un uomo basso, con una barba nera e i capelli che si stavano rapidamente diradando.
«Ernest… vuoi favorire?
Chiese Maria con un sorriso, sollevando appena l’urtek, che a occhio era cotto a metà. Ernest la ignorò.
«Bernard sta morendo…» Disse rivolgendosi a Lehner. Maria non disse nulla, limitandosi a fissare il fuoco.
«Sta così male?»
Chiese Lehner con un sospiro.
«La spina ralt che si è preso l’anno scorso ha deciso di ucciderlo. O almeno credo, la gamba gli si è gonfiata e sta diventando nera, e l’odore… Beh inizia a somigliare a quello…»
Ernest indicò l’urtek.
«Non puoi fare nulla?»
«Con le medicine che ho qui? No. Potrei amputargli la gamba, anche se senza alcun antibiotico non penso servirebbe a nulla.»
«Ma gli daresti una possibilità.»
Ribattè Lehner in tono speranzoso. Ernest lo fissò e incrociò le braccia sul petto.
« Senti, lo so che ti dispiace perdere persone. Ma o muore stasera, o gli taglio una gamba e magari muore domani, e se non muore domani, abbiamo uno storpio da portarci dietro. Non abbiamo gambe artificiali qui, ne tanto meno colture genetiche…»
Lehner non disse nulla, abbassò la testa e sospirò. Maria rimase a guardarlo, sembrava un vecchio, un vecchio sconfitto, anche Ernest. La luce del fuoco che scavava solchi sui loro visi. Erano sconfitti, e se ne rendevano conto, quanto avrebbero potuto resistere? Un mese? Un anno? Poi sarebbero morti e nessuno lo avrebbe saputo. Guardò il fuoco che scoppiettava e lanciò una muta preghiera: chiese un miracolo.